Samizdat

Giampiero Pepe: olio su tela: dim. 90x70cm

Ed. Meteosès (2000)

     Samizdat, dal verbo russo Samoizdatel’stvo, “pubblicare da sé”.

     

In copertina:

      “L’Oratore” (olio su tela) di Giampiero Pepe

Segue un link ad un reperto di bassa qualità audiovisiva che riguarda la presentazione di Samizdat avvenuta il 7/12/2000, presso il “Nabel Art Café” (Roma) con quella che fu la colonna portante della compagnia parateatrale Il Piede di porco e con la partecipazione straordinaria di Claudio Comandini. 

Questo ritaglio ricavato da un quotidiano dell’epoca, documenta l’autenticità dell’evento.

dal carnet del "Corriere della sera"

dal carnet
del “Corriere della Sera”

Riportiamo qui un estratto dell’introduzione di Mimma Marchisella e una breve nota di Claudio Comandini, questa rintracciabile anche sul sito di Poiein.

Meteosès (sesso-meteora? Punge e se ne va? Bo!), si “sgualcisce”, si “sbriciola”, si “decompone” e si ricompatta per un suo gusto puramente ludico e godereccio che generosamente offre anche a noi: sono una spuria velleitaria alienata e illetterata, […] e godo a modo/come un fromboliere familiare al lessico, […] non essendo consono, sono chiunque, se vi pare/così… per LUDUM DICERE (Kermesse). Faraòn spara le sue cartucce su morti viventi/già fossili – che – si rigurgitano in faccia visioni alterate […] in un eclatante/esasperato/girovagare/ipnotico (Decomposizione sedimentaria). E Meteosès giustifica il linguaggio usato e politicamente scorretto in Water closet: con una Foglia di Vergogna compio un Peccato/non troppo Originale/In un Tempo e Luogo debito/dubito che mi usciranno frasi convenienti. Faraòn si trasforma in guitto e da giullare professionista ci racconta il suo modo di reagire all’asfittica ottusità, si prende la sua rivincita e si mangia “formalità borghese” (Mumble-mumble), non si sente “… più pervenuto” (Incipit) e si avvia verso l’assurdo, surreale, fisico e mentale viaggio “Verso il Bo”. E adesso shhh: si dia il via all’audizione, alla Kermesse. Non ci saranno minori perché “la cicogna ha le briglia cingolate/al giogo di una befana sdentata” e sapendo che “Al Capone è l’impresario di Mozart”, loro hanno proclamato uno sciopero di Bambini & sciacalli.

M.Marchisella

*

E Meteosès canta senza solfeggiare, gioca senza giocattoli, fra due alternative non ne sceglie nessuna, fa a pezzi l’in-esi­stente e lo lascia così, restando a versificare. Poi si suddivide in periodi e si autoantologizza, indi si edita da sé, infine passa le domeniche pomeriggio a promuovere i suoi versi nelle piazze di Roma. Con un candore disarmante annulla tutte le convenzioni letterarie, ma non lo fa apposta: lui è proprio così. A lui non interessa pensare le cose già pensate, preferisce l’azione inventiva di una scrittura tutta sua, in un inesausto flusso di parole e ritmi, pluralista senza centro, come quella realtà di cui se ne frega altamente, ma da cui non prescinde. Con una chiarezza discorsiva che arriva diretta dal fondo oscuro dei nostri comuni recessi, dei nostri perenni decessi, dei nostri desiderati amplessi, dei nostri sempre chiusi, tappati e maleodoranti cessi. Lasciandoci in quel silenzio in cui scopriamo quella canzone che volevamo tanto ascoltare e che però non avevamo mai sentito.

 C. Comandini

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